Il danno morale in caso di incidente stradale mortale: il principio

La Cassazione interviene in tema di danno morale nelle ipotesi di incidente stradale mortale.

La Suprema Corte ha affermato il principio per cui la quantificazione del danno morale non può essere basata sulle tabelle predisposte per il danno biologico.

Infatti, deve essere effettuata secondo criteri di proporzionalità e di equità che tengano conto della sua particolare rilevanza ed entità.

La Cassazione ha affermato tale principio con la sentenza n. 16592/2019.

La motivazione della sentenza

In primo luogo, la Suprema Corte ha confermato che, oltre al danno biologico terminale, deve essere considerato anche il danno morale.

Lo stesso consiste nella sofferenza psichica patita dalla vittima di un incidente mortale, quando il decesso non è immediato.

Mentre il danno biologico può essere liquidato sulla base delle tabelle relative all’invalidità temporanea, nel caso di danno morale la liquidazione deve essere effettuata secondo un criterio equitativo.

Quindi, il Giudice deve tenere conto il patimento è massimo nella sua entità ed intensità e la durata della consapevolezza della vittima non rileva ai fini della sua oggettiva configurabilità.

La Corte di Cassazione ha quindi cassato la sentenza di appello perché aveva riconosciuto un risarcimento del danno morale esiguo rispetto alla sofferenza della vittima.

La massima

Secondo la Cassazione, il danno morale danno che deriva da un incidente stradale mortale

“se pure temporaneo, tale danno è massimo nella sua entità ed intensità, tanto che la lesione alla salute è così elevata da non essere suscettibile di recupero ed esitare nella morte”.

Il danno morale non può essere quantificato “attraverso la meccanica applicazione di criteri contenuti in tabelle che, per quanto dettagliate, nella generalità dei casi sono predisposte per la liquidazione del danno biologico o delle invalidità, temporanee o permanenti, di soggetti che sopravvivono all’evento dannoso”.

La massima è conforme ad altri precedenti della Suprema Corte: sentenza n. 26727/2018; sentenza n. 15350/2015.

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